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La scoperta dell’EMBODIED COMMUNICATION

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L’approccio di EMBODIED COGNITION diventa anche EMBODIED COMMUNICATION; I ricercatori si sono posti la seguente domanda:

Esiste una relazione che lega la manipolazione degli oggetti allo sviluppo della comunicazione nel bambino piccolo?

Un gruppo di studiosi dell’Università di Parma (Bernardis et al., 2008), ha osservato cosa succede quando i bambini, di 11-13 mesi manipolano gli oggetti o li richiedono se posti a distanza. Hanno notato che spesso i bambini associano all’azione o al gesto una produzione vocale. Inoltre hanno scoperto che la frequenza si modifica in funzione della dimensione dell’oggetto: aumenta quando la dimensione dell’oggetto è maggiore e viceversa.

Come hanno interpretato questa scoperta?

Gli autori hanno interpretato questi dati come un’evidenza che le proprietà intrinseche degli oggetti stimolano le azioni o i gesti di richiesta. Questi gesti/azioni vengono usate sia per identificare gli oggetti sia per comunicare rispetto agli stessi. Secondo gli autori di questa ricerca, è possibile parlare di una prospettiva comunicativa, cognitiva e motoria, in cui vi è una stretta relazione tra percezione, azione, cognizione e comunicazione.

Questa prospettiva ha trovato ulteriore conferme nel recente ENACTIVIST APPROACH. L’ipotesi è che le qualità/caratteristiche degli oggetti attivino il gioco di finzione con gli oggetti e le persone. Il gioco di finzione potrebbe iniziare molto precocemente, anche quando le capacità simboliche non sono ancora pienamente sviluppate (Rucinska & Reijmers, 2015)

Da uno studio di Stefanini condotto nel 2009, risulta che i bambini, tra il secondo e il terzo anno di età usino spesso il linguaggio BIMODALE, associando la parola al gesto. Sappiamo tutti, che i gesti aiutano a recuperare i significati dalla memoria, anche da adulti. Il movimento delle mani ci accompagna mentre esprimiamo i nostri pensieri oppure cerchiamo di “chiarire” dei ragionamenti.