L’esordio nell’infanzia, il bambino è “solitamente” di sesso maschile.
Iniziamo dalla definizione, dove le parole chiave sono VIOLAZIONE RIPETITIVA E PERSISTENTE. Ora la definizione di facile comprensione:
“I disturbi della condotta sono costituiti da alterazioni comportamentali di violazione ripetitiva e persistente delle regole sociali e dei diritti delle altre persone”.
Questi comportamenti consistono in quattro principali tipologie di condotta: aggressioni che provocano danni fisici a persona e/o animali. Condotte non aggressive che danneggiano le proprietà altrui. Furti o frodi e/o gravi infrazioni di regole.
Di solito, lo psicologo viene contattato dalla famiglia solitamente quando tutto questo è già accaduto, cioè quando le violazioni delle regole si sono ripetute nel tempo. La scuola ha già accennato all’invio ai servizi di Neuropsichiatria, ma per dare un’illusione, di una possibile via d’uscita, ai genitori viene consigliato di rivolgersi allo psicologo.
Mal volentieri, senza nemmeno credere più di tanto nell’intervento dello psicologo, accettano, dicendo: “Dai facciamo anche questo, così non dicono che siamo una famiglia assente”. Di solito è la madre a pronunciare queste parole. Il padre assomiglia ad una persona che viene condotta al patibolo, “Sa, lavoro tanto”, “Sono quasi tutto il giorno fuori casa”.
Come si può riaprire il gioco? Tutto, apparentemente, corrisponde alla definizione del bambino con i disturbi della condotta. Serve solo un pezzo di carta che lo attesti.
Vorrei indicare una “porta”, non facile da attraversare, ma che spesso mi ha permesso di dare ancora una possibilità al bambino. Per capire meglio vi racconterò la Metafora delle Scarpe.
Immaginate di acquistare un paio di scarpe costose, ricercate, desiderate da molto tempo. Le provate in negozio, stringono leggermente in punta, ma la commessa vi assicura che con il tempo la scarpa cederà perché è di un’ottima qualità.
Le portate a casa, in effetti camminando un po’ la scarpa si allarga, ma camminando sulle superfici lisce inizia a scivolare, salendo le scale le scarpe emettendo i rumori della pelle che si sta strappando, in tensione.
Un giorno il tacco si incastra in una fessura, nel cercare di estrarlo, si rompe il cinturino. Il pensiero che vi attraversa è quello di buttarle immediatamente nella spazzatura. Poi tirate un sospirò e vi attraversa il pensiero: “Forse si possono RIPARARE”.
Dare la possibilità al bambino di riparare il danno provocato dalle sue azioni. Chiedo sempre alle parti coinvolte di poter dare al bambino la possibilità di RIPARARE, il danno da lui provocato.
Assolutamente consapevole che non tutto possa essere riparato.
E’ meglio parlare del processo di riparazione. (Prossimamente).